Indennità portafoglio clienti: deduzione nei limiti della quota imputabile a ciascun esercizio

Pubblicato il: 09/09/2020 – 8:25

L’articolo 108, comma 1, del TUIR, prevede che “Le spese relative a più esercizi sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”. È questo il contenuto della risposta d…

L’articolo 108, comma 1, del TUIR, prevede che “Le spese relative a più esercizi sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”. È questo il contenuto della risposta dell’Agenzia delle Entrate all’interpello n. 317, pubblicato il 7 settembre 2020.

L’istante (consulente finanziario), rappresenta di aver accettato di assistere un certo numero di clienti del Mandante precedentemente gestiti da altri consulenti finanziari e di aver contestualmente assunto l’impegno a corrispondere alla banca Mandante un importo in rivalsa pari all’ammontare che la stessa corrisponderà, come indennità di clientela, al consulente finanziario che ha “ceduto” il cliente.

A parere del contribuente, in base a quanto previsto dal Principio Contabile OIC 24 “immobilizzazioni immateriali”, gli acquisti di clientela devono essere qualificati come beni immateriali, posto che sono (…) individualmente identificabili e (…) di norma, rappresentati da diritti giuridicamente tutelati.

Sul punto, occorre rilevare che il summenzionato Principio Contabile prevede che le immobilizzazioni immateriali comprendono:

  • oneri pluriennali (costi di impianto e di ampliamento; costi di sviluppo);
  • beni immateriali (diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno; concessioni, licenze, marchi e diritti simili);
  • avviamento;
  • immobilizzazioni immateriali in corso;
  • acconti.

L’istante rileva, inoltre, che un bene immateriale è individualmente identificabile quando:

  • è separabile, (…) e pertanto può essere venduto, trasferito (…), scambiato; oppure
  • deriva da diritti contrattuali o da altri diritti legali, indipendentemente dal fatto che tali diritti siano trasferibili o separabili dalla società o da altri diritti e obbligazioni.

In merito a quanto su esposto, il contribuente evidenzia che gli acquisti di clientela in disamina, ai fini contabili, costituiscono “beni immateriali” e, in quanto tali, sarebbero iscrivibili in bilancio se riferibili a una società di capitali e/o altro soggetto obbligato alla redazione di un bilancio pubblico.

Quando suddetto, a parere dello stesso, è stato anche confermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 59 del 18 febbraio 2019, laddove l’Amministrazione Finanziaria, nel ritenere ammissibile l’accesso al riallineamento dei valori di cui all’articolo 15, commi 10 e seguenti del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, con riferimento alla ‘Lista clienti’, implicitamente, ne conferma la natura di bene immateriale.
Infine, l’istante ritiene che la determinazione del reddito di impresa avverrà ai sensi dell’articolo 103, comma 1 del TUIR, per mezzo di quote annue di ammortamento deducibili in misura non superiore al 50 per cento del costo.

Il parere dell’Agenzia delle Entrate– L’Amministrazione Finanziaria, in merito al quesito posto alla sua attenzione, richiama preliminarmente l’articolo 108, comma 1, del TUIR, il quale dispone che le spese relative a più esercizi sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio.

L’Agenzia rileva che le somme versate a titolo di “indennità di portafoglio”, costituiscono il prezzo per l’acquisizione della gestione di una parte del pacchetto di clientela facente capo ad un promotore finanziario in base a quanto previsto dal Regolamento Indennità di Portafoglio prodotto.

Pertanto, attraverso il negozio di cessione in parola, non è trasferita la clientela del promotore finanziario “uscente”, ma solo una sorta di “diritto allo sfruttamento” della clientela stessa, assimilabile alla “licenza” di utilizzazione di un dato bene. I clienti, infatti, sono (e restano) clienti della banca mandante, nel cui interesse i promotori concludono contratti.

L’Agenzia, quindi, conclude che l’istante può dedurre il costo sostenuto per l’indennità del portafoglio clienti nei limiti della quota imputabile a ciascun esercizio.

Sulla base di quanto espresso dall’Amministrazione Finanziaria si rileva che la stessa abbia qualificato l’indennità del portafoglio cliente come oneri pluriennali, i quali, in base a quanto previsto dal più volte citato OIC 24, sono costi che non esauriscono la loro utilità nell’esercizio in cui sono sostenuti e sono diversi dai beni immateriali e dall’avviamento. Si ricorda che gli oneri pluriennali generalmente hanno caratteristiche più difficilmente determinabili, con riferimento alla loro utilità pluriennale, rispetto ai beni immateriali veri e propri. Pertanto, deducibili in base alla quota imputabile a ciascun esercizio.

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