Quando i revisori diventano solo un costo. I commercialisti contro la proroga: emendamento “sbagliato e dannoso”

Pubblicato il: 03/07/2020 – 11:11

Come già abbiamo avuto modo di dare tempestivamente notizia sui nostri canali social nonché sul nostro quotidiano, l’emendamento al DL 34/2020, c.d. decreto “Rilancio”, approvato dalla Commissione …

Come già abbiamo avuto modo di dare tempestivamente notizia sui nostri canali social nonché sul nostro quotidiano, l’emendamento al DL 34/2020, c.d. decreto “Rilancio”, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera in sede di conversione ha prorogato per la terza volta il termine per la nomina del revisore legale o dell’organo di controllo all’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2021 (e quindi nel 2022).

Tale proroga, arrivata il 1° luglio ben oltre il termine obbligatorio per l’adozione degli organi di controllo, che ricordiamo scadeva il 29 giugno, rischia di penalizzare “ingiustamente le imprese che si sono impegnate a rispettare la norma e premia invece quelle che finora non si erano messe in regola”, come sottolineato dal Presidente del Consiglio nazionale dei Commercialisti, Massimo Miani, condonando come spesso accade in Italia i comportamenti non virtuosi.

La nomina dell’organo di controllo o del revisore ha infatti subito a tappe alterne continue proroghe che già avevano causato più di qualche mal di pancia ad alcune S.r.l. che scrupolosamente avevano ottemperato alle disposizioni di legge. Inizialmente, infatti, il comma 3 dell’art. 379 del D.lgs. 14/2019 (Codice della crisi) aveva fissato nel 16 dicembre 2019 il termine entro il quale S.r.l. e cooperative avrebbero dovuto provvedere a nominare revisore o collegio. L’obbligo doveva essere valutato sulla base delle nuove soglie di cui all’art. 2477 c.c., comma 2, ossia superamento per due esercizi consecutivi di almeno uno dei seguenti limiti: totale attivo pari a 4 milioni, totale dei ricavi pari a 4 milioni, numero dei dipendenti occupati in media pari a 20 unità, e in particolare gli esercizi di riferimento sarebbero stati il 2017 e il 2018.

Successivamente la L. 8/2020 di conversione del decreto c.d. “milleproroghe” ha posticipato il termine all’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2019 (aprile 2020), facendo slittare di conseguenza gli esercizi di riferimento per l’analisi del superamento delle soglie agli esercizi 2018 e 2019. Anche in quell’occasione molte società si erano ritrovate a dotarsi di un organo facendo riferimento a delle annualità differenti rispetto a quelle considerate valide ai fini legislativi.

La seconda proroga è arrivata poi indirettamente attraverso il differimento concesso dall’art. 106 comma 1 del DL 18/2020, c.d. decreto “Cura Italia”, del termine per la convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio al 29 giugno senza necessità di specifica delibera assembleare, il quale ha di conseguenza posticipato ulteriormente la nomina dell’organo di controllo e del revisore.

Con questa ulteriore proroga, infine, il termine viene posticipato al 2022 variando parimenti gli esercizi di riferimento che sono diventati il 2020 e il 2021.

Tutto ciò premesso, non ci si può esimere dall’evidenziare le criticità connesse a tale ulteriore proroga, in primis per tutti i revisori che sono stati già nominati e che rischiano di essere revocati con tutte le conseguenze negative del caso. Quello che dovrebbe essere visto come un presidio di sicurezza e garanzia per le società, specie in periodi di grande difficoltà economica come questi, viene inevitabilmente avvertito come un costo evitabile da parte degli amministratori meno avveduti o maggiormente in difficoltà, i quali a conti fatti quando saranno costretti a scegliere quali costi eliminare abbastanza facilmente faranno ricadere la propria scelta su tali organi.

Il problema, tuttavia, come evidenziato anche dal Presidente Miani, è che tale differimento creerà problemi anche al sistema di allerta introdotto recentemente dalla riforma della crisi di impresa che sarà operativo a partire dal 1° settembre 2021. Il revisore, o l’organo di controllo in sua vece, dovrebbero operare infatti un ruolo di “pre-early warning”, attraverso un dialogo costante con gli organi di amministrazione, al fine di monitorare situazioni aziendali eventualmente a rischio di essere oggetto di segnalazione. I revisori e gli organi di controllo, infatti, costituiscono un ausilio per gli amministratori in quanto in grado, prima degli stessi, di identificare situazioni delicate che impongono un’azione coordinata e decisa. Per tale ragione si auspica al più presto che il Parlamento possa riflettere su questa scelta e possa porvi rimedio quanto prima.

Pubblicato il: 2020-07-03 17:31:14

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