Il rendiconto finanziario con un occhio alla nuova normativa sulla crisi d’impresa

Pubblicato il: 06/05/2020 – 8:22

L’obbligo di redazione, nell’ambito della nota integrativa, del rendiconto finanziario è stato introdotto, in Italia, dal Decreto legislativo n. 139/2015, di recepimento della direttiva 2013/…

L’obbligo di redazione, nell’ambito della nota integrativa, del rendiconto finanziario è stato introdotto, in Italia, dal Decreto legislativo n. 139/2015, di recepimento della direttiva 2013/34/Ue ed è diventato obbligatorio a partire dai bilanci relativi agli esercizi in corso al 1° gennaio 2016. L’obbligo riguarda, come detto, tutte le imprese, tranne quelle che redigono il bilancio in forma abbreviata e le cosiddette micro imprese. Va detto anche che l’Oic ha dedicato al rendiconto finanziario un principio tutto suo, l’Oic 10.

Si sottolinea inoltre come il nuovo codice della crisi d’impresa, nell’ottica di prevenzione della crisi, come strumento atto a leggere in anticipo le dinamiche finanziarie dell’impresa, gli attribuisce, appunto, un ruolo cruciale.

Le aree di indagine – Nella fattispecie i fatti di gestione monitorati sono:

  • gli utilizzi dei fondi e, più in particolare i loro movimenti effettivi;
  • gli interessi effettivamente pagati/incassati, prescindendo dalle quote di ratei attivi e passivi;
  • gli effettivi movimenti delle immobilizzazioni, in termini di investimenti e dismissioni, depurati dalle plus e minusvalenze, da rivalutazioni e svalutazioni;
  • le imposte effettivamente pagate, prescindendo da quelle stanziate a conto economico per ragioni di competenza economica;
  • le accensioni e i rimborsi dei debiti a medio/lungo termine;
  • le movimentazioni del patrimonio netto, le cui movimentazioni verranno depurate dalle rivalutazioni, da eventuali rinunce a finanziamenti di soci che non generano flussi finanziari ma semplici riclassificazioni di bilancio, ossia meri spostamenti di un dato valore (ad esempio, per rimanere in tema, del finanziamento soci) da una voce di bilancio situata fra i debiti ad un’altra posta fra il patrimonio netto.

Il legislatore, con il già citato D.Lgs 139/2015, in merito alla costruzione del rendiconto finanziario ha fatto una scelta netta, optando, da un lato per una configurazione precisa dei flussi, dando priorità a quelli finanziari piuttosto che a quelli di capitale circolante (dato dal confronto fra attività a breve e passività a breve).

Dall’altro ha optato per un modello di rendiconto unico e chiuso, valido per tutte le tipologie di impresa.

L’unica libertà di scelta (si vedano i due prospetti riportati nel già citato Oic 10), è stata lasciata con riferimento alla possibilità di optare per il metodo di calcolo indiretto dei flussi di cassa, laddove il calcolo prende le mosse dall’utile di bilancio rettificato e il metodo diretto dove sono esplicitati tutti i flussi che si originano per effetto della gestione operativa (incassi da clienti, pagamenti a fornitori distinguendo, in questo caso i pagamenti per acquisti di beni da quelli per acquisti di servizi ecc.).

Le informazioni in entrata e… in uscita – Nel tempo, il rendiconto finanziario è andato assumendo una importanza sempre maggiore fra i documenti informativi della gestione d’impresa.

Dunque, potremmo dire che l’importanza del rendiconto finanziario va sempre più affermandosi. Non che prima un tale strumento non fosse importante ma adesso viene messo nero su bianco dalle norme e dai principi contabili. È probabile che, anche adesso, tuttavia, l’elaborazione del rendiconto finanziario venga vissuto (in buona parte dei casi), come uno dei tanti adempimenti necessari al deposito del bilancio d’esercizio ma così non è. La quantità e la qualità delle informazioni da esso ritraibili, infatti, è di estrema importanza. In esso, si sommano informazioni economiche (l’azienda guadagna o perde?) e patrimoniali (l’azienda investe? Come finanzia il fabbisogno generato dalle politiche di investimento, con debito o con capitale proprio?). Tali informazioni, dunque, sono tradotte in termini finanziari, ossia in termini di flussi in entrata e in uscita. In buona sostanza potremmo dire che il rendiconto finanziario completa le informazioni fornite dagli altri documenti di bilancio dandoci una visione dinamica della gestione dell’impresa e delle scelte operate dagli amministratori.

Le tre aree sopra brevemente descritte, infatti, sono strettamente interconnesse, sono vasi comunicanti, laddove il malfunzionamento di una delle tre aree può riflettersi in pericolose criticità sulle altre due.

L’attenta lettura del rendiconto deve anche saper mettere in risalto tali criticità.
Ad esempio, se l’azienda non è in grado di produrre adeguati flussi finanziari attraverso la sua gestione operativa sarà costretta a reperire nuova finanza o attraverso la dismissione di asset che, da un punto di vista strategico potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso, oppure attraverso la ricerca di nuovi finanziamenti interni (con l’apporto dei soci) o ricorrendo a finanziatori esterni. E quest’ultima eventualità potrebbe rivelarsi, al pari di quella prima citata della vendita di asset, un pericoloso boomerang, poiché se l’incapacità di generare adeguati flussi di cassa derivanti dalla gestione operativa si cronicizza, l’impresa potrebbe non essere in grado, molto verosimilmente, di rimborsare i propri finanziatori, con le conseguenze che ben si possono immaginare.

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