Revisori alla regia dello Stress testing: lo slalom tra i DCPM

Pubblicato il: 15/04/2020 – 8:34

Nei primi mesi dell’anno 2020, la caduta del mercato per il 50% dei ricavi ha creato delle spaccature che si riverbereranno nel successivo semestre (nelle ipotesi più entusiastiche). L’analisi, in…

Nei primi mesi dell’anno 2020, la caduta del mercato per il 50% dei ricavi ha creato delle spaccature che si riverbereranno nel successivo semestre (nelle ipotesi più entusiastiche). L’analisi, in molti casi, sia per le aziende in lockdown sia per le aziende che sono rimaste in attività, potrebbe rilevare fisiologicamente perdite tali da compromettere la sopravvivenza dell’impresa, in questo caso per fenomeni esterni insuperabili dalla singola impresa.

Il “che cosa fare” in tale scenario è affidato alle politiche di governo con il Decreto n. 18/2020 (Cura Italia) e il Decreto n. 23/2020 (Decreto Liquidità), e alle politiche aziendali.

L’analisi è fondata su un rapporto di causa-effetto, in cui le cause sono rappresentate da eventi negativi avversi e gli effetti il sopravvenire di fenomeni che possono compromettere la resistenza e la finale esistenza dell’impresa.

L’analisi di stress testing è una premessa necessaria a scelte strategiche non solo per politiche aggressive, ma anche solo conservative. Secondo classica definizione, l’azienda è un istituto destinato a durare nel tempo e il fine è ben tradotto nell’art, 2423-bis, comma 1, n. 1, cod. civ. nella locuzione “prospettiva della continuazione dell’attività”. L’analisi di stress testing fornisce preziose informazioni per realizzare obiettivi economici e di legge.

La conclusione del processo logico porta a constatare che, dopo l’analisi delle cause, deve essere posto in evidenza il “quando”. Il tempo, prima ancora del valore, è il cuore dell’economia, perché l’economia è essenzialmente “tempo”. Viene alla mente il paragone con la strategia bellica dell’assedio in cui gli assediati si chiedono: quanto tempo potremo resistere date le nostre scorte di cibo, acqua e munizioni o se non arrivano soccorsi.

L’analisi degli effetti degli shock nelle imprese manifatturiere può riguardare:

  1. Shock sulle vendite e, quindi, sulla produzione a parità di prezzo rispetto a periodi precedenti con effetti su:
    • a. conto economico e conseguente verifica di come abbassare il punto di equilibrio;
    • b. valore delle immobilizzazioni, che, in caso di riduzione permanente, possono diventare eccedentarie;
    • c. ricaduta sulla dimensione del risultato economico;
    • d. ricaduta sul valore del patrimonio.
  2. Shock sull’equilibrio finanziario per blocco o rallentamento del ciclo del credito della singola impresa;
  3. Shock sulla dimensione dei mezzi propri per delibera assembleare di distribuzione di riserve e conseguente crisi finanziaria per il pagamento, con ricaduta sul conto economico sull’allargamento dei fidi bancari, ammesso che il sistema bancario successivamente ai decreti e dopo la bufera, non interpreti negativamente la scelta dell’impresa, in genere propenso a restringere e non ad ampliare i fidi in presenza di riduzioni del patrimonio netto.

Lo stress test si conclude sempre con un giudizio, che, in caso di caduta in zona di pericolo, esige la risposta alla domanda: che cosa fare?
Se la risposta è in una maggior dotazione di capitale, si devono analizzare i risvolti della scelta di aderire al Decreto Liquidità, che diventa tanto più difficile quanto più l’impresa è vicina al punto di rottura prevedibile con le analisi di stress. Infatti, lo stress testing non può essere un’analisi fine a se stessa, ma deve mettere in movimento preventivo le soluzioni più adatte al singolo caso.

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